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NON FATEVI PRENDERE DAL PANICO. |
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Chi
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Nome: Munky
Residenza: Alghero
Lavoro: Quasi Infermiere
Contatti: Mail
Msn: munky@tiscali.it
Fissazioni: Sable
Hobby: Bere |
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Inauguriamo quest'oggi una nuova rubrica, dopo un fortuito ritrovamento dai meandri del mio Hard Disk di questo preziosissimo materiale da tramandare ai posteri risalente ai primi anni del nuovo millennio. Gustatevelo.
Una sera di tanti anni fa, ricordo che stavo facendo uno scherzo su un canale con un altro nick e così, mentre stavo cazzeggiando, tra le varie query mi si apre quella di Samy.
Iniziò tutto così per gioco, poi lei iniziò a raccontarmi delle sue torbide vicende sessuali, di amiche troie ecc ecc. Il tutto ovviamente non si svolse nel giro di una serata, in quanto, quando c'era lei in canale (spiacente, non vi dico che canale è:P) mi affrettavo a far entrare il mio clone preferito. Una volta la conobbi pure, Samy: è una ragazza molto carina con la faccia angelica... Cioè non mi sarei mai aspettato una cosa del genere da una tipa così:)
Tra parentesi, se è vera anche solo la metà delle cose che mi ha detto, siamo apposto...
C'è comunque una piccola precisazione da fare riguardo i log (o meglio i pezzi dei log): questo è praticamente tutto il materiale che son riuscito a recuperare su Samy dal mio pc (devo ancora chiedere un pò in giro, visto che i log suoi li avevo mandati un pò dappertutto) e si trattano di pezzi di conversazione; un pò perchè ho voluto estrarre solo il meglio, un pò perchè tutto ciò è frutto dei vari cut & paste effettuati su vari canali e varie query, un pò perchè mi gira così. Purtroppo molto materiale s'è perso per strada (ma non era niente di importante, solo cazzeggio vario), ma è rimasto il meglio.
Ora comunque la smetto di rompere.
La Sbrozzotron communication è lieta di presentarvi: "il Meglio del Meglio di Samy"
Il primo log di Samy... Ah quanti ricordi...
[Samy]: praticamente eravamo seduti a tavola
[Samy]: poi
[Samy]: F. è andato in bagno e allora io e M. ci siamo baciati...
[Samy]: poi
[Samy]: M. si è spogliato
[Samy]: e abbiamo iniziato a farlo
[Desde]: e F. dov'era?
[Samy]: poi è entrato ed era in mutande
[Samy]: è entrato e fa:
[Samy]: me ne devo andare? e M.: booo, se vuoi rimani
[Samy]: e ha iniziato a baciarmi anke lui
[Desde]: ma eravate nel letto?
[Samy]: si
[Desde]: ok
[Desde]: e poi??
[Samy]: poi si è tolto le mutande, minkia, era un bè arretto, bagassa di pisello ke ha
[Desde]: ahahahaaha
[Samy]: però gli ho fatto solo un pompino
[Desde]: capito...
[Desde]: ma loro avevano già organizzato tutto?
[Samy]: no, nn credo.......minkia ad un certo punto c'era F. le mi lekkava la pisellina e M. le tette, caz me ne sono venuta
[Samy]: bagassa di porcellin ke sono ^^
[Desde]: beh almeno ti sei divertita
[Samy]: cmq F. nn mel'ha infilato
[Desde]: come mai?
[Samy]: nn ho voluto io, anke se alla fine mi ha sborrata tutta
[Samy]: minkia, son dovuta andare a farmi la doccia, ero tutta sborrata da due ragazzi!
E con questa nota di ottimismo ci congediamo, per ora, da Samy!
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Gli Skinhead nascono negli anni 60, in Inghilterra; sono una derivazione dei Mods e dei Rude e nascono come movimento apolitico e non gerarchizzato. Ascoltano musica giamaicana (come i Rude) e vestono con un look ben preciso (come i Mods): stivali anfibi, Polo Fred Perry e testa rasata.
Sono la classe proletaria, i lavoratori delle fabbriche, che vanno in giro in Lambretta o in Vespa ma non hanno una chiara identità politica, perseguendo solamente una generale opposizione all'oppressione della classe dirigente.
Gli Skinhead sono ribelli, sono liberi e sono contestatori; vivono in strada, spesso nel ghetto, conoscono quella realtà e di quella si occupano e si preoccupano; sono lavoratori che pensano ai diritti della loro classe, non si interessano di politica e non vanno a votare. Fanno lavori umili per di sbarcare il lunario ma non si vergognano delle loro origini, anzi le ostentano portando anche nella vita di tutti i giorni la divisa da lavoro (gli anfibi ed i capelli corti che venivano rasati per questioni igeniche). E non tutti sanno che essendo i primi Skins di derivazione Rude, erano anche neri.
Come nella migliore tradizione proletaria inglese, sono orgogliosi ed incazzati ma non necessariamente criminali: sono fieri di essere proletari e fieri di essere operai.
La politica nel movimento Skin entra di forza attorno alla fine degli anni 70 col nascere del movimento punk: gli Skinhead, che prima ascoltavano Ska e Reggae fanno propria la musica Punk, la contestazione, fanno entrare l'Anarchia nelle loro vite come ideologia, come ideale. Di derivazione Punk è appunto lo Street Punk, il genere musicale che viene ascoltato dagli Skin del '77: è musica incazzata e veloce fatta di riff semplici che a volte sfociano nell'Hard-core. E' uno stile grezzo, di strada appunto. Gli Skin fanno proprio le idee del movimento Punk di contestazione e le trasferiscono nel loro habitat di sempre: la strada.
Gli Skins si amalgamano così bene con i Punks che spesso i due movimenti si fondono assieme: Skin & Punk è il motto che viene fuori da molti gruppi non solo musicali, a cavallo tra la fine degli anni 70 e l'inizio degli 80. Al fianco dello Street si sviluppa un nuovo sottogenere del Punk detto Oi!, che rappresenta la fusione fra Punk e Skin: è musica rozza e popolare, di chiara derivazione Punk (che già di per se è semplice ed immediata), con cori da stadio nei ritornelli, e riff di chitarra molto semplici.
Come il Punk anche il movimento Skin varca i confini inglesi e si sviluppa durante gli anni 80 in Europa e nel mondo.
In Germania gli Skins sviluppano, al fianco del movimento Street ed Oi!, una nuova branca che, a parte l'abbigliamento, condivide molto poco con i colleghi britannici: sulla strada non si impara più la sopravvivenza, ma si promuovono idee illiberali e filo-naziste. Gli Skin tedeschi iniziano ad abbracciare la sottocultura nazista, portandola sulla strada e negli stadi.
Contemporaneamente, in Inghilterra, movimenti politici di estrema destra iniziano ad interessarsi ai giovani, promuovendo le loro idee anche sulla strada: nascono così gli Skin88, che fanno proprie le idee di supremazia della razza bianca e dell'antisemitismo, richiamando idee naziste.
In Italia il movimento Skin si sviluppa in maniera genuina per tutti gli anni 80, con il diffondersi della musica Punk. Il movimento segue pressapoco la strada tracciata dai colleghi Inglesi e per tutti gli anni 80, gli Skins sono amalgamati con i Punks e ben pochi sono gli Skin di derivazione filo-nazista.
Verso la fine degli anni 80 gli Skin italiani abbracciano una nuova passione, ovvero il calcio: il movimento Skinhead viene confuso dai media e dalla stampa italica con gli Ultras (che di Skin, a parte la testa rasata non hanno nulla) e diventa sinonimo di fascismo e del più bieco tifo da stadio. Lo Skin88 sbarca anche nella penisola e nascono i Naziskin anche in Italia; si contraddistinguono dai normali Skin per l'uso della mimetica (capo sconosciuto fino ad ora) e per la rasatura "a pelle" dei capelli.
I media ovviamente non si interessano delle distinzioni fra quelli che sono due gruppi che, a parte la testa rasata, non hanno punti di contatto e stigmatizzano tutto il movimento Skin, mettendo tutto in un unico calderone e facendo una gran confusione. Gli Skin diventano per tutti Naziskin, violenti, razzisti e xenofobi, che occupano le pagine dei giornali con le loro imprese negli stadi.
Il movimento degli Skin88 è forte e continua a diffondersi in tutta Europa dalla fine degli anni '80 e per tutti gli anni '90, sbarcando anche negli Stati Uniti dove è tuttora una potente organizzazione ben strutturata e gerarchizzata.
Questa progressiva espansione del fenomeno Nazi in America, preoccupa molto quelli che hanno abbracciato lo stile di vita Skin partendo dal movimento Inglese. Quasi contemporaneamente lo sbarco dei Naziskin in America infatti, proprio per contrastarne la diffusione, all'inizio degli anni '90 a New York nasce lo SHARP (Skin Head Against Racial Prejudice): è una organizzazione che trae ispirazione dagli Skinhead originali inglesi degli anni 60, che riunisce gli Skinhead di ogni colore con idee dichiaratamente antirazziste e non schierati politicamente; un ritorno alle origini insomma.
In America lo SHARP è distante da qualsiasi ideologia sia di destra che di sinistra, accogliendo fra le proprie fila coloro che sono dichiaratamente antirazzisti.
In Europa il movimento SHARP trova invece terreno fertile fra i movimenti di sinistra e da una sua costola nasce il RASH (Red and Anarchist Skin Head); il RASH incarna gli ideali comunisti ed anarchici, facendo propria l'idea dell'emancipazione socio-economica del proletario; Comunismo ed Anarchia vengono quindi considerate le uniche ideologie della classe operaia. Il RASH fa dei principi dell'antifascismo, dell'antirazzismo e dell'anticapitalismo le sue bandiere ed i suoi militanti dichiarano di credere nei principi di solidarietà, uguaglianza e libertà che sono anche il significato delle tre frecce presenti nel simbolo dell'organizzazione.
Al contrario degli Skin88, SHARP e RASH sono dei gruppi non strutturati che non fanno da "braccio armato" o da milizia a nessun partito politico. I due Network non hanno alcun rapporto con la partitocrazia parlamentare, sebbene alcuni singoli membri militino sia nella Rash che in partiti di estrema sinistra.
Perché vi ho raccontato tutto questo?
Per fare chiarezza.
Da qualche tempo frange di Skin88 stanno proliferando in Italia, supportate da un governo che promuove l'illegalità e l'odio razziale.
Però c'è da mettere i puntini sulle i: come avete letto i Naziskin non sono altro che una scopiazzatura mal riuscita del movimento originale degli Skinhead, che nulla aveva (o ha) a che fare con il nazismo e la supremazia ariana, essendo infatti un movimento apolitico e composto anche da persone di colore.
Tutta la storia del simbolismo Nazista è purtroppo costellata di furti ideologici: partendo dalla croce celtica fino ad arrivare alle teste rasate; e non mi stupisce perché i nazisti non hanno mai fatto altro nella loro storia se non copiare le cose pensate da altri, stravolgendone il significato.
Ed è sentendo ciò che dicono i giornali e la stampa disinformata che mi sono sentito in dovere di fare questa lunga precisazione sugli Skinhead.
Forse a ben pochi interesserà questo bel popò di informazioni che ho scritto, ma va bene comunque così.
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Ieri sono morti sei ragazzi, sei soldati italiani in un attentato a Kabul. Eroi della patria, così dicono i tg.
Ieri è morto anche Federico e lui era un mio amico.
Lavorava in sala macchine su una nave ed ancora non si sa com'è morto, se è scivolato in mare, se gli è venuto un malore o se è morto mentre lavorava.
Ieri sono morti sei ragazzi che erano in una zona di guerra, con una camionetta blindata e dei mitra in mano, mandati lì in una missione di pace, così ci dicono, per portare la democrazia e la libertà, sempre con un mitra in mano.
A me non dispiace per quei sei ragazzi.
Sono morti, è vero, ma loro sapevano cosa stavano facendo e di certo non stavano lì perchè ci credevano a questa grossa stronzata di portare la democrazia in un paese straniero. Erano lì solo per i soldi.
Ne conosco un sacco di soldati che fanno le missioni in zone calde: conoscono i rischi e vanno lì per guadagnare bene, per poi tornare qui con un bel gruzzoletto e potersi comprare la casa o la macchina. Io li capisco anche: se non aborrissi le armi lo farei anche io, non c'è neanche nulla di male a volersi fare un pò di soldi senza spaccarsi la schiena. Sono soldi facili: ti fai una missione ed in quattro mesi hai quasi trenta mila euro. Fanno gola a tutti e non c'è nulla di male.
Ma che non mi dicano stronzate, non sono eroi, non credono in quello che fanno; stanno lì perchè li pagano bene.
Se gli dessero mille euro come ad un qualsiasi altro soldato, non sono così sicuro che ci andrebbero lo stesso.
Ieri è morto Federico ed ancora non si sa di che cosa; era un ragazzo della mia età, gli piaceva divertirsi, gli piaceva ubriacarsi, gli piaceva vivere. Da poco s'era comprato la casa ed andavamo lì a guardare le partite di calcio, a mangiare una pizza e poi a giocare a pes ed a Virtua Tennis sulla Playstation 3.
Era un buon lavoratore, faceva le sue otto ore sulla nave e di certo non aveva un mitra in mano. Per lui non ci saranno i funerali di stato, nè le fanfare, nè trombette, nè bandiere avvolte nella bara. E' già tanto se sapremo mai cosa veramente gli è successo.
Mentre quei 6, quelli si che li avranno i funerali di stato.
Onore a chi lavora, a chi si spacca il culo ogni giorno per mangiare, per far mangiare la propria famiglia e non certamente per chi va con un mitra a portare la democrazia.
E sempre maledetti voi politici di merda, con le vostre manovre che permettete che succedano queste cose. I funerali di stato dovrebbero averli i lavoratori che muoiono mentre si spaccano il culo, non quei 6 ragazzi che col mitra in mano andavano a portare la democrazia intascandosi sette mila euro.
E la cosa che mi fa rabbia è che ieri verrà ricordato come il giorno che sono morti sei soldati italiani a Kabul, gli "eroi" della democrazia, mentre di Federico ce ne ricorderemo in pochi.
Addio guerriero, ci mancherai.
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Qualche tempo fa ho incontrato una ragazza che conosco più o meno da sempre, siamo quasi cresciuti assieme.
E' strano però credo sia capitato un po a tutti: questa ragazza è una di quelle persone che ti entrano nella vita e non se ne vanno più.
Ricordo che la grossa sbandata per lei me la presi quando eravamo alle superiori.
Non so dire se fosse amore o qualcos'altro però da allora non ho mai smesso di avere un debole per questa ragazza, come se provassi realmente qualcosa: (molto) meno che amore, più che amicizia.
E' strano, difficile da spiegare.
Sono passati un sacco di anni, ho avuto altre storie, alcune molto importanti altre meno, ho amato visceralmente ed ho odiato in modo altrettanto potente, ma questo "debole" per lei non se n'è mai andato.
Ed è strano pensarci perché so perfettamente che con questa ragazza non ci potrà mai essere nulla oltre la semplice amicizia; ed anche se non mi è mai piaciuto dire "mai" in una relazione, con lei ecco che forse spunta l'eccezione.
E' strano, davvero strano, ci riflettevo l'altra sera: da un lato so che non c'è assolutamente nulla e che praticamente mai nulla potrà mai esserci; dall'altro invece c'è questo debole per lei che nonostante gli anni non passa.
Ora non crediate che ci muoia dietro, tutt'altro non ci penso praticamente mai.
Però, che dire: basta una foto o un saluto ed ecco che presto o tardi torno a pensare a questa mia cotta adolescenziale.
Forse è solo il rimpianto per non aver mai consumato, chissà.
Anche se devo ammettere che più di una volta l'idea di una relazione mi ha sfiorato, sono comunque sempre giunto alla conclusione che saremmo una pessima coppia, per giunta male assortita; siamo decisamente troppo, troppo diversi.
Sicuramente so di non piacerle, altrimenti qualcosa sarebbe già successo secoli fa, di occasioni ce ne sono state.
Eppure non trovo che questa sia un'ingiustizia, cioè non ho rimpianti in tal senso. Il fatto che io non le piaccio, in senso fisico o psicologico, non è un ingiustizia, secondo me.
Per lei resto comunque un amico, evidentemente non ha trovato quel quid, quella scintilla che io provai per lei io all'epoca ed il fatto che io non le piaccio non è un ingiustizia, ma solo questione di gusti che mai mi sognerei di cambiare in una persona, sopratutto ad una che mi piace, ne mi arrogherei il diritto di modificare i suoi gusti in nome di questa presunta ingiustizia per mio tornaconto, perché finirei per cambiare lei e molto probabilmente non mi piacerebbe più. Se le fossi piaciuto ma ci fosse stata una motivazione che le impediva di frequentarmi allora si, quella sarebbe stata un'ingiustizia.
Certo, probabilmente ad alimentare questo mio debole ci sono tutta una sequela di relazioni sbagliate e di ragazzi da lei frequentati che io giudico, secondo il mio metro, come dei pezzi di merda della peggior specie; però si sa che alle donne piace essere trattate di merda, quindi non me la prendo più di tanto per l'ingiustizia (questa si!) che non mi si fili a favore di questi esseri. Si sa che le donne cercano sempre di trovarsi il ragazzo più sbagliato possibile, poi a volte ci ripensano ed a volte continuano a trovarsi i ragazzi sbagliati fino a che non la capiscono.
Lei è quasi la mia coetanea e probabilmente non l'ha ancora capita (o forse sono io che non la conosco bene, chissà) e quindi continua a frequentare questa piccola ed inutile frangia di umanità maschile.
Prima o poi la capirà anche lei, ma certamente non ci sarò certo io ad aspettare.
Non è un rammarico ne un rimprovero, perché come già detto fra me e lei sarà molto molto difficile (diciamo quasi impossibile) che scatti mai qualcosa e probabilmente è meglio così; con lei sono come uno di quei cani che per strada inseguono le auto, non saprei che farmene una volta raggiunte.
Non la aspetto ne ci spero ne mi rammarico, sono semplici disquisizioni di un ragazzo sulla soglia di 28, tutto qua.
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